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giovedì, 29 novembre 2007

Calciopoli all'inglese

Arresti di spicco in Inghilterra per vicende legate a trasferimenti illeciti. Praticamente come avviene in Italia, dove per fideiussioni false, trasferimenti gonfiati, bilanci falsati, passaporti falsi , doping, partite alterate, corruzione, calcioscommesse e associazioni a delinquere di vario titolo, molti dei protagonisti del nostro calcio sono finiti in galera o comunque non ricoprono più incarichi dirigenziali nei Club o in Lega… Si,  proprio come in Italia!


LONDRA, 28 novembre 2007 - C'è anche il tecnico del Portsmouth Harry Redknapp tra le cinque persone arrestate dalla polizia londinese nell'ambito dell'inchiesta sulla corruzione nel calcio inglese. Secondo quanto riporta la BBC, insieme a Redknapp sono stati fermati anche l'amministratore delegato del Portsmouth, Peter Storrie, e il giocatore dei Rangers Glasgow ed ex Portsmouth, Amdy Faye. Per tutti l'accusa è di frode e falso in bilancio.

CINQUE FERMI - Oggi
la City of London Police ha effettuato cinque arresti nell'ambito dell'inchiesta scattata l'anno scorso per accertare eventuali frodi nei trasferimenti dei giocatori. Le altre due persone fermate, secondo le prime indiscrezioni, sono Milan Mandaric, ex presidente del Portsmouth ora al Leicester, e il procuratore Willie McKay. Il Portsmouth in un comunicato ha reso noto che tecnico e amministratore delegato stanno "collaborando fattivamente" con la polizia nell'inchiesta, per chiarire un affare che risale al 2003.

postato da: casualupiae alle ore 16:55 | link | commenti (2)
categorie: calcio marcio
mercoledì, 28 novembre 2007

A chi piace questo calcio?

Weekend di silenzio e clima irreale negli stadi italiani (se non sostengono e incitano le curve il resto è un mortorio). Ancora moralismi e speculazioni sugli ultras in ogni genere di trasmissione televisiva. Altre prese di posizione intolleranti e misure drastiche. Trasferte vietate, addirittura a tifoserie tranquille o gemellate. Da calciopoli ad oggi, l'agonia del (ex) calcio continua...




Da ultraslazio.it

Disoccupati sì, ma anche precari, professionisti, avvocati, ingegneri, imprenditori, impiegati, operai, autisti, panettieri, e moltissimi studenti universitari, a dispetto di quel giornalista di Repubblica grande esperto di tifo organizzato che nel corso di uno Speciale TG1 ha dichiarato: "...ma non credo che tra di loro ci sia gente che ha studiato". Povero imbecille!
Poverissimi, piccoli borghesi, benestanti, qualcuno ha anche origini nobili, figli di papà, contrariamente con chi afferma che sono solo il frutto del degrado e dell'indigenza.
Ridicoli presuntuosi opinionisti!
Roma, Milano, Napoli, Torino, ma anche Bergamo, Treviso, Padova, Salerno, Taranto dalle metropoli alla piccola città di provincia: 100, 1000, 20.000, 50.000 e forse anche di più.
Ma non erano solo una sparuta, ridicola minoranza?
Chi non esce mai di casa, chi fa tanto sport, chi va in discoteca, chi non ha mai una donna e chi non sa più come tenerle a bada, chi legge i filosofi contemporanei e chi a malapena conosce la lingua italiana, belli come il sole o brutti come la fame, chi è sempre incazzato e chi c'ha una vena comica che fa invidia a Zelig, solitari e trascinatori, pacati e mansueti o violenti da non poterli guardare negli occhi.
Emarginati? Sì, senza dubbio, emarginati come tutto il resto della gente o meglio estraniati da un contesto dove il sistema intero "se la canta e se la sona". L'alta finanza, le banche, la politica, il mondo dello spettacolo, tutti sul carrozzone. Eccoli lì conduttrici puttane, cocainomani, osservatori, opinionisti, conduttori pervertiti, nani e ballerine, a strombazzare sguaiati la loro inutile, inspiegabile e lautamente remunerata presenza in questo mondo... alla faccia del resto della gente che non se la gode come loro.
Ebbene sì quei ragazzi, sono estranei, sono emarginati da tutto questo, anzi lo rifiutano, lo contestano apertamente. Odiano, sì odiano e disprezzano tutto questo, lo combattono e, quando possono ... lo abbattono.
E per questo che a loro volta sono odiati e disprezzati dal carrozzone, perché non vogliono saltarci su, stanno bene in una curva tutti insieme a cantare, in una macchina che macina chilometri a parlare, in un pub a ridere e scherzare o per la strada uno accanto all'altro affinché nessuno possa passare.
Compatti eppure diversi tra loro.
Non è vero, caro ennesimo emerito giornalista benpensante che hai dichiarato che "sono loro la vera casta pericolosa".
Non siamo una casta, siamo i tuoi quartieri, la tua città, l'espressione del tuo popolo...quello duro...quello di cui tu, occupante a pagamento del carrozzone, fai bene ad essere preoccupato.
postato da: casualupiae alle ore 17:23 | link | commenti (7)
categorie: verità nascoste
lunedì, 26 novembre 2007

Georgie the Best

A due anni esatti dalla scomparsa è sempre vivo il ricordo e il mito di George Best, calciatore tra i più eclettici e talentuosi di sempre nonchè personaggio ostinatamente fuori dagli schemi in ogni ambito. Sicuramente molti ricorderanno il gesto di farsi fotografare in fin di vita per sensibilizzare i giovani sui danni causati dall'eccessivo consumo di alcool: un grande in tutto.



Tratto dal libro "The Best"
Per gli appassionati di calcio George Best non ha bisogno di particolari introduzioni. Dotato di un meraviglioso talento, baciato dalla sorte, ha saputo interpretare il gioco con un senso di bellezza e grazia raramente visti, prima e dopo. Battezzato “il quinto Beatle” nel momento migliore della sua carriera Best è stato il primo calciatore a vestire i panni della popstar, a diventare un’icona di riferimento per la sua generazione e una sorta di inarrivabile sex symbol naturale per tutte le ragazzine del Regno Unito.
Ma come molti altri talenti naturali il “figlio del popolo” di Belfast non è riuscito a scendere a patti con la fama e il denaro, e la storia della sua vita si è popolata di improbabili figure femminili, torbide avventure di sesso e, purtroppo, di una spaventosa dipendenza.L’alcool. Una vita davvero “spericolata”, vissuta a mille all’ora, tra il fascino della swingin’ London degli anni 60 e la cruda realtà nordirlandese, tra i trionfi del Manchester United e le fughe romantiche del Mediterraneo, tra i pub di tutta l’Inghilterra e le aule di tribunale.Fino alla bancarotta, la prigione e l’inferno della cirrosi epatica che se l’è portato via il 25 novembre 2005 all’età di 59 anni.



postato da: casualupiae alle ore 16:19 | link | commenti (1)
categorie: amarcord
giovedì, 22 novembre 2007

Scampoli di giustizia

In questi giorni un susseguirsi di arresti a Genova, Milano, Bergamo e Roma hanno riempito le prime pagine dei giornali e i titoli d’apertura dei tg. Persone, definiti frettolosamente ultras, che se hanno sbagliato pagheranno, probabilmente consapevoli delle proprie gesta. Se per questi fatti di cronaca la macchina dell’informazione è stata puntuale dando ampio risalto, chissà se avrà altrettanto eco un’ importante sentenza del Tar di Lecce che ha restituito la libertà ad alcuni ultras colpiti ingiustamente da Daspo. E potrebbe non essere che l’inizio visto che su numerose diffide comminate ai curvaioli di Lecce (100 e oltre in due anni), diverse erano apparse pretestuose e sommarie e sono state contestate al Tar. Chi è stato incriminato sommariamente non avrà pagine di giornali e titoli al tg, questi venti di giustizia non fanno notizia.


Da LeccePrima.it

L’Ultrà? Estraneo ai fatti. Tolta la diffida

Il pronunciamento del Tar di Lecce spazza via le ombre. S. D. M. non dovrà più firmare in questura e potrà tornare allo stadio. E' uno dei tanti ultrà leccesi che la scorsa stagione è stato diffidato a seguito di episodi di varia natura avvenuti dentro o intorno allo stadio Via del Mare. Secondo le accuse, durante la gara Lecce-Piacenza dello scorso anno, avrebbe istigato altri tifosi in curva Nord, cercando di condurli nel settore inferiore per una protesta collettiva contro il decreto Amato da poco entrato in vigore. Pesantissima la sanzione comminata: tre anni con obbligo di firma. E quasi sei mesi li ha già scontati. All’epoca dei fatti D. M. si rivolse, come molti altri ultrà leccesi, all’avvocato G. Milli. Che ha deciso di ricorrere dinnanzi al Tar di Puglia. Ieri, la decisione: accolta la domanda cautelare di sospensiva.
Il Tar di Puglia ha poi vagliato anche il caso di un altro ultrà. Si tratta di S. M. Anche per lui, tre anni con obbligo di firma. I fatti riguardanti M. si riferiscono ad un’altra gara interna del Lecce della passata stagione, quella con il Napoli. Nell’occasione sarebbe stato visto dalle forze dell’ordine con il volto travisato insieme ad altri ultrà e successivamente riconosciuto. M. non avrebbe partecipato a particolari azioni, ma sulla base della normativa che vieta il travisamento in luogo pubblico è comunque stato passibile di Daspo.
In questo caso, il Tar ha ridotto il divieto di acceso ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive da tre anni ad un anno, applicando la misura di “adeguatezza e proporzionalità” della sanzione, rispetto ai fatti contestati. Particolare soddisfazione è stata espressa dall’avvocato Milli: “E’ un grande risultato, in un clima da caccia alle streghe, che ristabilisce il senso di giustizia in un mondo, quello degli ultras, troppo frettolosamente messo all’indice e considerato eversivo e criminale”.

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categorie: verità nascoste
martedì, 20 novembre 2007

Fuori gli ultras dalle tv!

Non bastassero giornalisti, politicanti, vallette e improbabili opinionisti, ora anche i rappresentanti di alcune curve si accomodano in insignificanti salotti mediatici, come animali da circo al cospetto del pubblico. In onda ieri sera su un’emittente pugliese, tra il Questore di Potenza, un funzionario dell’Osservatorio, un tifoso di un centro coordinamento club da Lecce, tra alcuni presidenti e dirigenti di squadre di B e C pugliesi, ecco in studio anche il “capo ultras” della curva di Bari e in collegamento diretto dal capoluogo pugliese i rappresentanti delle curve di Bari, Monopoli, Andria, Barletta, Bisceglie, Casarano, Martina, Bitonto…  tutti accomodati, inquadrati e contenti!
Che cosa ci faccia l’ “ultras” in tv, contravvenendo a quei codici etici che dovrebbero stare alla base di chi dice di essere tale, non si è ancora capito. Non è la prima volta e purtroppo non sarà l’ultima. L’ultras nelle trasmissioni in tv alla mercè del moralista di turno a cercare di spiegare, giustificare o raccontarsi non è un ultras. L’ultras è nato clandestino, tale resta la sua naturale essenza.


Le interviste e le tavole rotonde con chi fa della violenza, delle curve e del calcio solo uno spettacolo da mandare in onda è pura contraddizione, incorenza e voglia di apparire! Il tanto decantato dialogo è altra cosa.
Sui contenuti del “confronto” di ieri è meglio soprassedere, il risultato è lo stesso, scontato, di altre situazioni simili dove gli addetti ai lavori non capiscono, non condividono, non tollerano e mandano un messaggio distorto…
Diversamente, allarmanti invece alcune dichiarazioni trapelate da Bari su affinità e scopi paralleli ( “siamo cresciuti con la Questura”, o “fare l’ultras porta più problemi che benefici”), o altre da Casarano di chi bacchetta le curve assenti citando Lecce, Taranto e Foggia (“se sono ultras dovrebbero stare qui a metterci la faccia”). Da rimanere perplessi… ma anche da far riflettere: la mentalità non è dote di tutti.
La figura migliore l’ha fatta chi, coerentemente con gli ideali, è rimasto lontano dagli schermi. Il confronto, il dialogo, il rispetto dei propri diritti vanno cercati e pretesi altrove, lontano dai riflettori di futili teatrini, perché la dignità e la coerenza non possono essere barattati con l’esigenza di apparire!

postato da: casualupiae alle ore 16:46 | link | commenti (8)
categorie: ultras life