
Ne ha combinata un'altra delle sue l'incredibile Paul Gascoigne, ma stavolta si è conciato davvero male ed è finito in una clinica psichiatrica. Risaputo il suo vizio di bere, comune a molti altri calciatori britannici, è riuscito però a sorprendere nuovamente per la sua, per cos' dire, estrosità: tra litri di birra e alcoolici ingeriti pare sia di quantità incredibili il consumo giornaliero di Red Bull. L'augurio è di ritornare presto in forma e che lasci perdere quel piscio dedicandosi semmai alla sana e intramontabile birra!

(ANSA)-LONDRA,24 FEB- Non solo alcol. Paul Gascoigne soffre di un'altra dipendenza, quella dagli 'energy-drink' come il 'Red Bull': ne ha bevuti anche 50 al giorno.Lo rivela il quotidiano Sun, secondo il quale l'ex giocatore della nazionale inglese e della Lazio si trova 'in pessimo stato'. Ora il giudice ha disposto per Gascoigne, che avrebbe manifestato anche tendenze autodistruttive, il ricovero in ospedale psichiatrico. Commenta Jack Charlton, suo allenatore al Newcastle: 'A Gazza manca terribilmente il calcio'.
Massimo Osti è considerato un’ icona e un vero punto di riferimento per le firms d’oltremanica, e successivamente per i casuals di tutta Europa, che adottano l’inconfondibile stile delle creazioni dello stilista italiano che va ad aggiungersi a altre linee di abbigliamento italiane quali Sergio Tacchini, Fila, Benetton che per prime hanno ispirato le frange più calde delle terraces nel cambiamento dovuto alla necessità di svestire la "divisa" tradizionale da supporters.

Massimo Osti, scomparso a 59 anni, lo stilista che ha inventato il casual ‘high tech’.
Da ragazzo Massimo Osti, nato a Baricella, faceva il pubblicitario. Molto genio ma pochi soldi in tasca, come ancora gli amici lo ricordano. Per pubblicizzare una super-svendita in un negozio confeziò un falso Resto del Carlino.
Nel 1971 la svolta: dopo il successo delle prime Tshirt stampate con metodi tipici della carta, gli viene proposto di diventare socio dell’azienda per la quale disegna la sua prima collezione di abbigliamento maschile. L’azienda, per volontà dello stesso Osti, si chiama Chester Perry, come quella in cui lavora Bristow, il celebre personaggio di un fumetto pubblicato su Linus e disegnato da Frank Dickens. Il successo appare evidente quando, i marchi inglesi di abbigliamento Chester Barry e di maglieria Fred Perry fanno causa congiunta al designer bolognese, rispettivamente per il furto del nome e del cognome. Costretto a cambiare, Osti conserva le iniziali di Chester Perry e crea il celebre marchio C.P. Company.
Non ci sono stracci nelle collezioni di Massimo Osti e nei marchi che produce: C.P. Company, Stone Island, Boneville, la raffinata e controcorrente Left Hand.
La ricerca di materiali nuovi, frutto della tecnologia più avanzata, è il suo ‘pallino’. Uno per tutti: lo Zelig Jacket, il giaccone a cristalli liquidi che cambia colore a seconda della temperatura esterna.
Nel 1999, la rivista Arena Homme Plus incorona Massimo Osti come il designer più influente degli anni ’90, molti altri lo definiscono padre dello sportswear e della technofashion. Certo è che la sua filosofia professionale e le sue innovazioni tecnologiche hanno aperto nuove strade a tutto il mondo della moda.
Recentemente a Verona e Venezia tifosi arrestati per rissa, sia vittime che aggressori. A Trieste diffide per uno stendardo in ricordo di Sandri (i prossimi occupanti dei Palazzi di Governo si ricordino però di aggiornare
Peccato poi che basta aprire bene gli occhi per accorgersi che le Istituzioni, così irreprensibili e zelanti in certi campi, si “dimentichino” di perseguire legalmente i governatori campani che hanno divorato fondi lasciando popolazioni affogare nella monnezza. Si “dimentichino” di rinchiudere un pedofilo condannato per violenze su due bambine e libero di poterne fare ancora su un’altra bimba di 4 anni. Si “dimentichino” di fare luce sulla morte di un diciottenne incensurato picchiato a sangue da quattro pseudo tutori dell’ordine. Si “dimentichino” di applicare la legge su chi ha assassinato un ragazzo in autogrill mentre seguiva la propria squadra in trasferta. Si “dimentichino” di fare chiarezza sulla morte di Filippo Raciti. E anche queste sono solo alcune delle "dimenticanze".
Ma ora è tempo di campagne elettorali. E’ tempo di promesse, di comprensioni, di cambiamenti... Si salvi chi può!

da Libero.it
L'orco era libero. Perché?
Vincenzo Iacono ha 45 anni, fa il pizzaiolo ed è un pedofilo recidivo. È stato arrestato pochi giorni fa per avere stuprato una bambina si soli 4 anni. Nel 2004 era già stato arrestato per violenza nei confronti di una bimba di di 11 anni e di due gemelline di 8 anni. Ma nel 2005 l'avevano messo in libertà, sottoposto solo all'obbligo di firma pur avendo subito una condanna in primo grado a sei anni e quattro mesi di reclusione. E proprio insieme alla sua ultima vittima si sarebbe recato dai carabinieri per firmare. La povera piccola è la figlia della nipote di Iacono, che dice: «Non mi aspettavo che facesse una cosa simile. Mi avevano detto che per l'altra vicenda era stato scarcerato per insufficienza di prove». Ora intervengono il ministro Scotti, parla Veltroni, parlano i senatori di Forza Italia. Ora che è troppo tardi.
Gli scomodi e gli indesiderati continuino a prendere posto nelle curve. Altri, tra chi è preso a fare fax e merchandising, chi è imboccato e ammaestrato da controcampi e domeniche sportive, chi è comprato da sistema calcio e Murdoch, se ne stiano tutti a casa spengano le pay-tv e accendino l'immortale radio che contribuisce ancora ad assaporare quell’ antico gusto del calcio di una volta. Magari qualcosa comincia a cambiare…
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Ci sono dei momenti nella Storia in cui alcuni eventi si cristallizzano e si fanno essi stessi Storia.
In questi casi, del momento non conta la durata, conta l’intensità; (…)
Nella storia del calcio, un evento divenuto Evento, con la E maiuscola, in modo che coincidano l’Essenza e la Sua Trascendenza è Tutto il calcio minuto per minuto.
Un programma, quello accaduto storicamente tra la sua Origine e la scomparsa dei suoi migliori esponenti, divenuto sicuramente Mito e quindi irripetibile nonostante una certa continuità storico-temporale.
Come tutto ciò che appartiene al passato, almeno nella sua fase universale e trascendente – un po’ Età dell’Oro e un po’ ‘buon tempo antico’ di Dante Alighieri – Tutto il calcio minuto per minuto ha necessità – perché si capisca di cosa trattiamo – di uno sforzo di memoria o di fantasia, a seconda che se ne possano ricordare i bei tempi in cui ‘quel’ Tutto il calcio minuto per minuto andava in onda sulle radioline di milioni di italiani, o si possano immaginare ‘quei’ tempi in cui alla domenica le squadre, rigorosamente tutte assieme, con le maglie semplici dall’uno all’undici e senza nomi sulla schiena, senza anticipi e posticipi, si davano battaglia in campo, raccontate per radio da voci indimenticabili.
E sì, perché se indimenticabile è stato il calcio di Facchetti e di Meroni, di Sivori e di Burnich, indimenticabili sono le voci che hanno narrato, alla radio, partite su partite – quando il televisore faceva appena capolino tra gli italiani e quando il calcio, anche un po’ più tardi quando gli italiani ormai conoscevano il sistema Pal Color, aveva un sapore ancora genuino –, le voci di Roberto Bortoluzzi, di Nando Martellini, di Enrico Ameri, di Sandro Ciotti, di Alfredo Provenzali, di Ezio Luzzi e di tanti altri che tralascio solo per brevità.
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Nata a partire dalla stagione 1959-1960 con le radiocronache dei soli secondi tempi, la trasmissione debutta ufficialmente nel febbraio 1960 (…)
Dal momento in cui “A Taste of Honey” nella versione strumentale del 1965 suonata da Herb Alpert, annunciava l’inizio della trasmissione, come per magia si era trasportati in un mondo fatto di “Scusa Ameri, sono Ciotti, intervengo da...” in cui la lingua italiana – oggi per molti sempre più misteriosa – si faceva calcio allo stesso modo in cui il Verbo s’era fatto Carne.
Voci amiche raccontavano gesta epiche di figurine Panini che la domenica, come per incanto, si staccavano dagli album su cui erano incollate e correvano, correvano e saltavano e paravano e segnavano sui campi di Serie A e quelli di Serie B.
Tre di queste voci oggi non ci sono più e la magia di una trasmissione si è arresa all’hic et nunc di fini interventi da studio o dai campi principali.
Perché Ameri, Ciotti e Martellini – citati in rigoroso ordine alfabetico – sono stati le voci più amate dagli italiani radiolina-dipendenti delle domeniche di tanti anni fa. (…)
Tra il 2003 e il 2004 i nostri radiocronisti sono andati a raccontare in cielo quanto il calcio fosse diverso e più bello tanti anni fa.
Noi li ricordiamo sempre con grande affetto, ancora nelle nostre orecchie le loro voci che escono dalle radioline e ci descrivono quanto avviene in campo.
Perché ci sono momenti nella Storia in cui alcune storie diventano all’improvviso più luminose.
I momenti in cui i nostri tre radiocronisti ci raccontavano le storie di un mondo che non c’è più.