


Ci sono state vittorie che hanno gonfiato il petto di noi tifosi e vittorie che ci hanno fatto venire la voglia di superare lo snobismo con il quale abbiamo festeggiato molti scudetti; ci sono state vittorie sul filo di lana e vittorie immeritate; vittorie all’ultimo secondo e vittorie già scritte: tutte queste fanno parte, con le sconfitte, della nostra storia.
Avevo tredici anni quel giorno e lo ricordo molto bene perché, davanti al televisore, ero arrabbiato per il fatto che la partita sarebbe iniziata con notevole ritardo. Ricordo bene l’orologio che continuava ad andare avanti e la luce del sole, piano piano, lasciava la scena a quella dei lampioni e le immagini cominciavano ad essere sempre meno sportive. Ricordo di avere detto, a me stesso, “Anche se dovesse iniziare fra due ore… almeno che vinca la Juventus…”. Ancora oggi sento che quella frase, se pur detta dal bambino di tredici anni che ero, stona nella coscienza dell’uomo che sono e me ne faccio una colpa perché credo che quella frase raccogliesse quello che noi tutti tifosi Juventini eravamo e volevamo allora: vincere, senza preoccuparci delle immagini che cominciavano a farci capire che si stava consumando una tragedia. Solo dopo qualche ora si ebbe la certezza che non era più una partita di calcio: ormai però si stava giocando e noi volevamo vincere quella coppa.
Ho letto e visto molto di quella sera ma per noi tifosi della Juventus “Heysel” non è il 29 maggio 1985 ma è ancora oggi, giorno dopo giorno, nei discorsi di chi ne parla e nelle testimonianze di chi lo ha vissuto, nei giocatori che raccontano e negli almanacchi che contano due coppe vinte.
Ed è per questo che urlo che quella coppa non la voglio.
Abbiamo vinto una Coppa dei Campioni e campioni non lo siamo stati: perché non siamo stati capaci, l’indomani della partita, di prendere la coppa e, andando all’UEFA, di restituirla (dico restituirla perché purtroppo l’abbiamo vinta); e così incapaci lo siamo stati per ventidue anni e continuiamo ad esserlo ogni giorno che un padre di una delle persone morte lì in Belgio pensa al figlio con il quale non può più parlare, lo siamo ogni volta che una moglie deve spiegare al figlio che suo padre è morto per guardare una partita di calcio, lo siamo ogni volta che ci sentiamo di aver vinto due Coppe dei Campioni. Una Coppa dei Campioni non significava solamente la finale, era un percorso che iniziava due anni prima e che arrivava a scegliere le migliori squadre dell’Europa non ancora devastate da sponsor e televisioni e la Juventus quella finale l’aveva meritata ampiamente e, forse, quella coppa l’avrebbe vinta ma non così, non in quel modo e soprattutto facendo finta di niente.
La dirigenza di oggi può fare qualcosa di concreto: restituire quella coppa.



Quelli che ci sono sempre…
Quelli che non disertano perché la squadra va male…
Quelli che non disertano un derby per evitare brutte figure…
Quelli che non gestiscono parcheggi…
Quelli che non fanno summit in Questura…
Quelli che non vanno in onda in televisione…
Quelli che considerano la dignità un valore non barattabile…
Quelli che non conta il numero, ma la sostanza…
Quelli che non si preoccupano di mettersi larghi per sembrare più numerosi…
Quelli che non ricevono targhe ricordo in giacca e cravatta…
Quelli che non fanno interviste sui giornali…
Quelli che non gestiscono bar allo stadio…
Quelli che non tollerano infamie…
Quelli che riconoscono i propri limiti senza frustrazioni…
Quelli che non stringono le mani ai “dottò”…
Quelli che non mercificano una fede…
Quelli coerenti con le cose che dicono…
Quelli che non arrivano in ritardo assecondati dalla scorta…
Quelli che non hanno i cancelli aperti dalla digos…
Quelli che si guadagnano il rispetto con stile…
Quelli che non elemosinano l’acquisto della Società…
Quelli che non volano nelle città di ipotetici acquirenti…
Quelli che non acclamano possibili proprietari in aereoporto…
Quelli che non mistificano la realtà per apparire diversi…
Quelli che non vanno in trasferta con i media al seguito…
Quelli che non hanno il Questore che annulla le diffide prima di un derby…
Quelli che non assoldano delinquenti comuni per timore degli avversari…
Quelli che non hanno decine di amicizie e gemellaggi…
Quelli che non pubblicizzano le magliette…
Quelli a cui niente è concesso o agevolato…
Quelli che non tirano petardi sui disabili…
Quelli combattuti perché hanno il coraggio di essere liberi da compromessi…
Quelli che non hanno solo 6-7 diffidati in tempi di dura repressione…
Quelli i cui diffidati non potrebbero mai omettere di firmare…
Quelli a cui gli si presentano sempre davanti poliziotti in assetto da guerra…
Quelli i cui pensieri scomodi danno fastidio anche al presidente…
La dignità non consiste nel possedere onori, ma nella coscienza di meritarli. (Aristotele)
