




Raccontami, dai, come sei diventato tifoso del Toro?
Sarà stato il 1947, frequentavo l’Istituto Sociale, ero alle elementari. I preti ci portavano allo stadio ed io ero sempre in prima fila per andare. L’amore scoppiò grazie ad un Torino-Bologna 4-0, una partita entusiasmante, ma dall’inizio molto sofferto, con tanto di rigore sbagliato. Il loro portiere Vanz sembrava imbattibile (non aveva ancora incassato reti e si era già all’ottava giornata di campionato), poi la situazione si sbloccò. Fu l’inizio di un amore travolgente. Quanti viaggi in tram da Via Saorgio (in Borgo Vittoria) al Fila, per gli allenamenti, con un amico e con Virgilio Maroso!
I Fedelissimi! I giovani vogliono sapere e i meno giovani vogliono ricordare!
Mi sono iscritto al Club a circa 13 anni, la Sede era presso il Ristorante Fagiano a Porta Palazzo. Lo sai che sono stato io a combinare il gemellaggio con il Genoa? Prima non c’era un buon rapporto, poi con Renato, Gianfranco e Mario abbiamo fatto amicizia con il capo del Little Club Genoa, il Sig. De Regibus…. Sarà stata la fine degli anni ’50. Quante avventure, quante trasferte…. A Londra in auto, in cinque, tanti anni fa, per una partita con il Tottenham….. Sei aerei di Fedelissimi per Glasgow, contro i Rangers….. Bastia, l’attacco dei tifosi corsi con i loro coltelli…. Prima della partita era stato tutto tranquillo, poi….. Ricordo che un noto Ultras fronteggiò da solo dieci o quindici corsi, una roba mai vista! Quanti amici e non solo….. Patrignani, 23 anni di vacanze insieme, a Milano Marittima con le mogli, praticamente un fratello….. Vittorio detto Toio, mio cognato Lino, mio genero Marco, tutti tifosissimi!
Scusa la domanda….. Come mai i Fedelissimi “chiusero”?
Tanti motivi…. Le televisioni…. I costi per gestire una sede come quella di Via Carlo Alberto raddoppiarono….. Peccato perché era un punto di riferimento per i tifosi di Torino e soprattutto per chi arrivava da fuori… E poi…. Numerose gravi perdite: Cucciolo, Adriano, Marcello, Franco e altri ancora….
Dove vai a vedere la partita, attualmente?
Guarda qua, ho quattro abbonamenti per il secondo livello dei Distinti, guardo la partita con la vecchia guardia dei Fedelissimi e anche qualche giovane, siamo un gruppetto di un centinaio di persone!!!!!
Gli scomodi e gli indesiderati continuino a prendere posto nelle curve. Altri, tra chi è preso a fare fax e merchandising, chi è imboccato e ammaestrato da controcampi e domeniche sportive, chi è comprato da sistema calcio e Murdoch, se ne stiano tutti a casa spengano le pay-tv e accendino l'immortale radio che contribuisce ancora ad assaporare quell’ antico gusto del calcio di una volta. Magari qualcosa comincia a cambiare…
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Ci sono dei momenti nella Storia in cui alcuni eventi si cristallizzano e si fanno essi stessi Storia.
In questi casi, del momento non conta la durata, conta l’intensità; (…)
Nella storia del calcio, un evento divenuto Evento, con la E maiuscola, in modo che coincidano l’Essenza e la Sua Trascendenza è Tutto il calcio minuto per minuto.
Un programma, quello accaduto storicamente tra la sua Origine e la scomparsa dei suoi migliori esponenti, divenuto sicuramente Mito e quindi irripetibile nonostante una certa continuità storico-temporale.
Come tutto ciò che appartiene al passato, almeno nella sua fase universale e trascendente – un po’ Età dell’Oro e un po’ ‘buon tempo antico’ di Dante Alighieri – Tutto il calcio minuto per minuto ha necessità – perché si capisca di cosa trattiamo – di uno sforzo di memoria o di fantasia, a seconda che se ne possano ricordare i bei tempi in cui ‘quel’ Tutto il calcio minuto per minuto andava in onda sulle radioline di milioni di italiani, o si possano immaginare ‘quei’ tempi in cui alla domenica le squadre, rigorosamente tutte assieme, con le maglie semplici dall’uno all’undici e senza nomi sulla schiena, senza anticipi e posticipi, si davano battaglia in campo, raccontate per radio da voci indimenticabili.
E sì, perché se indimenticabile è stato il calcio di Facchetti e di Meroni, di Sivori e di Burnich, indimenticabili sono le voci che hanno narrato, alla radio, partite su partite – quando il televisore faceva appena capolino tra gli italiani e quando il calcio, anche un po’ più tardi quando gli italiani ormai conoscevano il sistema Pal Color, aveva un sapore ancora genuino –, le voci di Roberto Bortoluzzi, di Nando Martellini, di Enrico Ameri, di Sandro Ciotti, di Alfredo Provenzali, di Ezio Luzzi e di tanti altri che tralascio solo per brevità.
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Nata a partire dalla stagione 1959-1960 con le radiocronache dei soli secondi tempi, la trasmissione debutta ufficialmente nel febbraio 1960 (…)
Dal momento in cui “A Taste of Honey” nella versione strumentale del 1965 suonata da Herb Alpert, annunciava l’inizio della trasmissione, come per magia si era trasportati in un mondo fatto di “Scusa Ameri, sono Ciotti, intervengo da...” in cui la lingua italiana – oggi per molti sempre più misteriosa – si faceva calcio allo stesso modo in cui il Verbo s’era fatto Carne.
Voci amiche raccontavano gesta epiche di figurine Panini che la domenica, come per incanto, si staccavano dagli album su cui erano incollate e correvano, correvano e saltavano e paravano e segnavano sui campi di Serie A e quelli di Serie B.
Tre di queste voci oggi non ci sono più e la magia di una trasmissione si è arresa all’hic et nunc di fini interventi da studio o dai campi principali.
Perché Ameri, Ciotti e Martellini – citati in rigoroso ordine alfabetico – sono stati le voci più amate dagli italiani radiolina-dipendenti delle domeniche di tanti anni fa. (…)
Tra il 2003 e il 2004 i nostri radiocronisti sono andati a raccontare in cielo quanto il calcio fosse diverso e più bello tanti anni fa.
Noi li ricordiamo sempre con grande affetto, ancora nelle nostre orecchie le loro voci che escono dalle radioline e ci descrivono quanto avviene in campo.
Perché ci sono momenti nella Storia in cui alcune storie diventano all’improvviso più luminose.
I momenti in cui i nostri tre radiocronisti ci raccontavano le storie di un mondo che non c’è più.
Sarà per l'ammirazione e l'enorme affetto che questi due calciatori d'altri tempi destavano (Michele Lorusso è il calciatore che più volte ha vestito la maglia del Lecce, 418 pres. in 13 anni!), sarà per la nostalgia di un calcio genuino che è sempre più un lontano ricordo, ma uomini e calciatori come Lorusso e Pezzella vivranno per sempre nella memoria della gente.


