

Violenza in Torino-Lecce, scontri tra tifosi. Nove leccesi denunciati
TORINO (31 agosto) - Nove tifosi leccesi sono stati denunciati, oggi pomeriggio a Torino, al termine della partita tra il Torino e il Lecce. Viaggiavano su un pulmino che trasportava petardi, chiavi inglesi, bottiglie di vetro vuote e un gancio traino. Il materiale è stato rinvenuto nel corso di una perquisizione dalla polizia, che ha anche sequestrato alcune dosi di hashish e cocaina. Prima della partita, dal pulmino perquisito i tifosi denunciati hanno lanciato un petardo verso un gruppo di tifosi del Torino, che hanno risposto con una sassaiola. L'intervento della polizia ha evitato lo scontro fisico tra i due gruppi.
Calcio, tifosi Napoli assaltano treno, fermato ultrà romanista
ROMA (Reuters) - Un centinaio di tifosi del Napoli si sono scontrati con i ferrovieri nella stazione del capoluogo campano oggi, nel tentativo di prendere un treno senza biglietto per andare a seguire la partita Roma-Napoli all'Olimpico.
I disordini alla stazione partenopea sono iniziati stamattina quando centinaia di tifosi del Napoli hanno cercato di salire su un treno senza sottoporsi ai controlli di biglietteria. La tensione è aumentata quando "un folto gruppo, privo del biglietto di viaggio, ha tentato di salire in treno dopo aver forzato i cordoni di controllo predisposti dalle Ferrovie dello Stato, in stretta collaborazione con le Forze dell'ordine", scrive Trenitalia in una nota. Nei tafferugli sono rimasti contusi quattro dipendenti delle Ferrovie.
La Prefettura ha quindi emesso un'ordinanza urgente prescrivendo, per motivi d'ordine pubblico, la partenza alle 12,29 del treno Intercity Napoli-Torino, con a bordo un migliaio di sostenitori del Napoli diretti verso la capitale. Forti le proteste dei passeggeri, che hanno lamentato davanti alle telecamere di non essere stati informati della cancellazione del viaggio. "Le intemperanze di molti tifosi hanno reso impossibile ogni tentativo del personale ferroviario per agevolare la partenza dei viaggiatori presenti a bordo muniti di regolare biglietto e anche il loro trasferimento su altri convogli", ha spiegato Trenitalia.
Un tifoso romanista di 21 anni è invece stato fermato a Roma mentre cercava di disfarsi di un martello di ferro, con testa cilindrica, del peso di circa 800 grammi, ha riferito la Questura. L'arresto è avvenuto sul Lungotevere Maresciallo Diaz, sulla scarpata a ridosso del Tevere, al lato del Ponte Duca d'Aosta.Le forze dell'ordine avevano intensificato i controlli in occasione delle partite di oggi, che con gli anticipi di ieri segnano l'avvio del campionato di calcio, per evitare il ripetersi di atti di violenza tra le tifoserie.






Ci sono state vittorie che hanno gonfiato il petto di noi tifosi e vittorie che ci hanno fatto venire la voglia di superare lo snobismo con il quale abbiamo festeggiato molti scudetti; ci sono state vittorie sul filo di lana e vittorie immeritate; vittorie all’ultimo secondo e vittorie già scritte: tutte queste fanno parte, con le sconfitte, della nostra storia.
Avevo tredici anni quel giorno e lo ricordo molto bene perché, davanti al televisore, ero arrabbiato per il fatto che la partita sarebbe iniziata con notevole ritardo. Ricordo bene l’orologio che continuava ad andare avanti e la luce del sole, piano piano, lasciava la scena a quella dei lampioni e le immagini cominciavano ad essere sempre meno sportive. Ricordo di avere detto, a me stesso, “Anche se dovesse iniziare fra due ore… almeno che vinca la Juventus…”. Ancora oggi sento che quella frase, se pur detta dal bambino di tredici anni che ero, stona nella coscienza dell’uomo che sono e me ne faccio una colpa perché credo che quella frase raccogliesse quello che noi tutti tifosi Juventini eravamo e volevamo allora: vincere, senza preoccuparci delle immagini che cominciavano a farci capire che si stava consumando una tragedia. Solo dopo qualche ora si ebbe la certezza che non era più una partita di calcio: ormai però si stava giocando e noi volevamo vincere quella coppa.
Ho letto e visto molto di quella sera ma per noi tifosi della Juventus “Heysel” non è il 29 maggio 1985 ma è ancora oggi, giorno dopo giorno, nei discorsi di chi ne parla e nelle testimonianze di chi lo ha vissuto, nei giocatori che raccontano e negli almanacchi che contano due coppe vinte.
Ed è per questo che urlo che quella coppa non la voglio.
Abbiamo vinto una Coppa dei Campioni e campioni non lo siamo stati: perché non siamo stati capaci, l’indomani della partita, di prendere la coppa e, andando all’UEFA, di restituirla (dico restituirla perché purtroppo l’abbiamo vinta); e così incapaci lo siamo stati per ventidue anni e continuiamo ad esserlo ogni giorno che un padre di una delle persone morte lì in Belgio pensa al figlio con il quale non può più parlare, lo siamo ogni volta che una moglie deve spiegare al figlio che suo padre è morto per guardare una partita di calcio, lo siamo ogni volta che ci sentiamo di aver vinto due Coppe dei Campioni. Una Coppa dei Campioni non significava solamente la finale, era un percorso che iniziava due anni prima e che arrivava a scegliere le migliori squadre dell’Europa non ancora devastate da sponsor e televisioni e la Juventus quella finale l’aveva meritata ampiamente e, forse, quella coppa l’avrebbe vinta ma non così, non in quel modo e soprattutto facendo finta di niente.
La dirigenza di oggi può fare qualcosa di concreto: restituire quella coppa.